Storia
Il centro ha origine come
piccolo insediamento sorto dalla diaspora degli abitanti della città
greco-romana di Halaesa e dalla successiva colonizzazione bizantina
(VII-IX sec.). Sparto, infatti, antico nome del centro, è un
toponimo di chiara derivazione ellenica, dato che sia nel greco antico
che in quello temporaneo significa ginestra. Infatti, questo arbusto
filamentoso con odorosi fiori giallastri connota ancora fortemente le
colline del territorio di Motta, soprattutto durante la primavera.
La radice bizantina dell’insediamento è confermata dal
fatto che l’istituzione più rappresentativa all’arrivo
dei Normanni rimase un piccolo cenobio brasiliano intitolato a S. Maria
di Sparto, i cui ruderi ancora esistono a pochi chilometri dall’attuale
centro abitato.
Il primo esponente feudale di cui si abbia notizia (probabilmente l’ultimo
di lignaggio normanno-svevo) fu Oberto de Sparto che nel 1266, per sostenere
la successione legittima di Re Manfredi, venne punito dagli Angioini
con la confisca del casale e del feudo, successivamente concessi a Hugues
de Brusa, mercenario d’oltralpe. Nel 1380, dopo diversi passaggi,
Sparto si trova in potere di Muccio di Fermo. Questi ricostruisce il
castello e rifonda il vecchio casale di Sparto che da quest’epoca
viene chiamato la Motta di Muccio di Fermo, fino ad arrivare all’attuale
denominazione in Motta d’Affermo. Dopo la morte di Muccio, nel
1452 viene investito ufficialmente dalla baronia il figlio Iovanni.
Nel 1557 Motta passò a Vincenzo Bonajuto, indi a Blasco Isfar
e Coriglios, Matteo del Pozzo, Gaspare Bonajuto e nel 1607 a Modesto
Gambacurta, nominato Marchese da Filippo III.
Nel 1633 Gregorio Castelli, principe di Gagliano, compra il marchesato,
che resta per circa tre secoli alla stessa famiglia. I Castelli, Principi
di Torremuzza, promossero, insieme ad altri aristocratici e borghesi
del luogo, prestigiose iniziative artistiche che coinvolsero i migliori
artisti del Seicento e del Settecento siciliano, lasciando significative
testimonianze della loro munificenza.
(Testo dell’architetto
Angelo Pettineo tratto dal CD-ROM “Viaggio nel microcosmo culturale
dei comuni del distretto scolastico 30”, S.Stefano di Camastra,
anno 2000)