La torre
Sito: Si può
raggiungere la torre imboccando, ad un bivio a sinistra al km 156 della
ss 113, una strada asfaltata di circa 300 metri.
La torre si eleva su di un’altura a strapiombo sulla sottostante
statale, alquanto vicina in linea d’aria al mare, presso la punta
in tempi risalenti detta della Pazza o Lippazza.
Era annessa, o più esattamente era fulcro di una fattoria agricola,
collegata al piccolo borgo dallo stesso nome.
Dalla sua posizione dominante sono in vista, verso ponente, Castel di
Tusa, Raisigerbi e, oltre, Cefalù e capo Zafferano, mentre, verso
levante, è visibile l’abitato di Santo Stefano di Calastra;
da questo lato non abbiamo rilevato altre possibili vicine corrispondenze,
che tuttavia forse esistevano con le torri Margi e Mariazzo (non ritrovate).
Notizie storiche:
Il suo aspetto architettonico e la sua tipologia costruttiva tradiscono
ancora l’impianto tardo-medievale: la torre, infatti, fu edificata
nei primi anni del ‘400, quando << un’invasione fatta
da’ Turchi nel casale oggi ducato di Reitano nel secolo XV fu
motivo che il [… ?] Agnello vi eresse questo fortilizio. Il re
Alfonso vi accondiscese, e donogli il sito >>. Così ci
fa sapere Castelli, insolitamente ben informato in tale occasione, perché
la torre apparteneva ad un ramo del suo casato.
Ce ne dà conferma Villabianca, che riferisce di << Torremuzza
il di cui nome ora è un titolo di Principato ottenuto dalla famiglia
Castelli de’ marchesi della Motta di Affermo nel 1794 che son
padroni del luogo >>.
L’appannaggio alla famiglia Castelli, principi di Torremuzza e
marchesi della Motta, è ribadito in un elenco ufficiale di torri
del 1782 , e in una lettera della deputazione del 1809 in cui si chiedono
al principe Torremuzza notizie sulla torre.
Descrizione:
Già alla fine del ‘500 la << torre era mezzo rovinata
>>, annota Camilliani; il fatto di ritrovarla oggi ricomposta
in una sua uniformità architettonica fa ovviamente dedurre consistenti
interventi in epoca successiva, forse in occasione dell’aggiunta
della terrazza su terrapieno, per alloggio di artiglieria, similmente
a torre Mazzarelli.
La costruzione è in ciotoloni di fiume, di tonalità rosso-ferrosa,
solo in parte ricoperti d’intonaco.
L’originaria forma parallelepipeda a pianta quadrata si è
trasformata, nel tempo, per le varie modifiche: oltre alla terrazza
frontale di cui s’è detto, sono state aggiunte sua scarpe
di rinforzo ai fianchi est e sud, una merlatura di foggia ghibellina,
degradante sui prospetti laterali, probabilmente seguendo l’andamento
della “mozzatura”, e due garitte sul terrapieno, eseguite
durante l’ultima guerra.
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